Respizzi: “La fisiatria? Il massimo del lavoro in team”
Intervista, News

Un approccio multidisciplinare al paziente con lo scopo preciso di creare attorno a lui un progetto di cura che possa portare alla guarigione o, quantomeno, ad un sostanziale recupero delle normali attività quotidiane, a dispetto di un disturbo a carico dell’apparato muscolo-scheletrico. Ecco cos’è la fisiatria interventistica per il dottor Stefano Respizzi, Direttore del Dipartimento Riabilitazione e Recupero Funzionale dell’Humanitas Research Hospital. Una mission a cui Respizzi crede fortemente, anche in qualità di presidente della Fondazione “Mercuriale”, che dal 1996 sostiene la realizzazione di importanti progetti in ortopedia e in riabilitazione.

Professor Respizzi, iniziamo dalla Fondazione “Mercuriale”…

“Esiste da oltre vent’anni. Sono stato fondatore insieme al professor Mario Randelli, che è stato un maestro per tutti noi e che ora, a 91 anni, ancora ci stimola e sostiene. Lo scopo della Fondazione ‘Mercuriale’ è fare cultura, ricerca e formazione in ambito riabilitativo e ortopedico. Tra lo scorso anno e quello in corso, abbiamo tenuto 8 corsi itineranti sulle tecniche infiltrative di spalla e ginocchio. Erano dedicati agli specializzandi in fisiatria di diverse città italiane: Palermo, Bologna, Novara, Torino, Milano, Napoli, Bari e Cagliari”. 

Quale lo scopo di questi corsi?

“Mettere a disposizione dei giovani la nostra esperienza penso sia doveroso. Sono state 8 ‘puntate’ per insegnare alle giovani leve questo tipo di attività, per diffondere queste capacità. Circa 30-40 medici hanno avuto la possibilità di esercitarsi in modo pratico su dei manichini con l’obiettivo di sviluppare precise competenze. Inserire queste attività all’interno della didattica è utile e interessante. Sono molto soddisfatto del risultato. E’ un’iniziativa che ha stimolato l’interesse nei confronti della medicina riabilitativa e interventistica”.

Com’è cambiata nel tempo la fisiatria interventistica?

“Ho iniziato questo mestiere trent’anni fa: era molto difficile, ma ne è valsa la pena. Si è passati dalla figura di un medico che prescriveva una terapia fisica a quella di un medico che propone un progetto, un progetto riabilitativo che si fa carico del paziente in maniera più completa e dettagliata. Adesso c’è un nuovo passo, cioè quello di introdurre molte pratiche interventistiche che aumentano l’efficacia del processo riabilitativo: infiltrazioni, onde d’urto, ossigeno-ozono terapia e tante altre consentono di implementare il progetto riabilitativo del paziente”. 

Può un fisiatra fare tutto questo da solo?

“La fisiatria è il massimo del lavoro in team, dalla diagnosi ai trattamenti. Sono tantissime le figure professionali coinvolte: fisiatri, fisioterapisti, infermieri, ma anche altre come logopedisti, assistenti sociali, podologi, tecnici ortopedici. Questi ultimi ad esempio entrano in gioco se c’è necessità di un ausilio. Senza dimenticare però l’importanza assoluta dei caregivers del paziente: sono fondamentali”.

In questo approccio multidisciplinare, dove si colloca il medico di medicina generale?

“Quando un paziente viene dimesso, il medico di medicina generale svolge un ruolo importantissimo per tutto ciò che accade sul territorio. Ha molti compiti: prescrizioni di esami e controlli, cure domiciliari e così via. Tra le tante figure che ruotano attorno al paziente di sicuro c’è anche il medico di famiglia”.