linee guida osteoporosi

Le linee guida Osteoporosi tra prevenzione e conoscenza

L’osteoporosi è una malattia silenziosa che attraverso la sua azione sulle ossa rappresenta una sfida significativa per la salute pubblica globale, tanto da costare alla singola Italia oltre 7 miliardi di euro l’anno (secondo i dati rilasciati dalla società Italiana dell’Osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro) tra spesa farmaceutica, ricoveri e gestione degli oltre 5 milioni di malati.

Dato che l’impatto della patologia è destinato a crescere nella nostra penisola, complice anche la speranza di vita che viene sempre ritoccata verso l’alto, avere contezza di quelle che sono le linee guida osteoporosi è e diventerà sempre più importante nel corso del tempo.

Queste linee guida sono indicazioni pratiche per la gestione dell’osteoporosi, con diagnosi, prevenzione e trattamento per le fratture da fragilità.

Che cosa è l’osteoporosi?

L’osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro che riduce la massa ossea e provoca alterazioni qualitative scheletriche in termini di micro/macroarchitettura, geometria, proprietà materiali e così via. La somma di questi elementi è tale da provocare un aumento sostanziale della fragilità ossea e del rischio di frattura.

La malattia si suddivide in 2 forme differenti:

  •  Osteoporosi primitiva, ovvero osteoporosi postmenopausale, maschile, involutiva, senile e giovanile.
  •  Osteoporosi secondaria, ovvero tutte le osteoporosi causate da patologie o da farmaci.

L’insorgenza di alterazioni qualitative scheletrica porta a un peggioramento della qualità e della resistenza dell’osso; questo è direttamente collegato al fenomeno delle fratture da fragilità.

Quali sono le cause dell’osteoporosi?

Le cause dietro l’osteoporosi variano moltissimo sulla base della forma della malattia, ecco un riassunto che inquadra le condizioni più comuni:

  • Osteoporosi primitive:
    •  osteoporosi giovanile: deriva principalmente da mutazione genetiche che portano ad alterazioni nella componente connettivale dell’osso o a un’alterata attività osteoblastica; può essere secondaria anche a condizioni di immobilismo prolungato, malattie infiammatorie croniche, leucemie o particolari terapie farmacologiche.
    •  osteoporosi post-menopausale: tra le primitive è la più frequente e dipende dal deficit estrogenico legato alla menopausa che accelera la perdita ossea derivante dall’avanzamento dell’età
    •  osteoporosi maschile: frequentemente secondaria ad altre patologie o particolari condizioni derivanti dallo stile di vita come il consumo di sigarette o di alcol 
  • Osteoporosi secondarie:
    •  osteoporosi da glucocorticoidi: i glucocorticoidi sono ormoni che stimolano il riassorbimento e riducono la neoformazione ossea, favorando l’apoptosi di osteoblasti e osteociti; questi possono venir prodotti in maniera eccessiva dall’organismo (sindrome di cushing) sia essere parte di una terapia farmacologica per il trattamento di patologie infiammatorie o autoimmuni
    •  osteoporosi da farmaci: numerose classi di farmaci sono state associate tanto all’osteoporosi quanto a fratture da fragilità.
    •  osteoroporosi da trapianto di organi: a causa degli effetti negativi che la malattia di base esercita sul tessuto osseo, si è notata una prevalenza del 10/15% di osteoporosi nei soggetti in attesa di trapianto di organo solido (rene, cuore, fegato, polmone).

Come avviene la diagnosi di osteoporosi

Le diagnosi tanto di osteoporosi quanto le valutazioni del rischio di frattura da fragilità si basano su una combinazione di quattro elementi: l’anamnesi, l’esame obbiettivo, gli esami di laboratorio e gli esami strumentali.

L’anamnesi è la raccolta di informazioni sulla storia clinica del paziente con valutazione dei fattori di rischio; l’esame obbiettivo invece serve a definire la presenza di uno o più cedimenti vertebrali studiando la postura del paziente.

Gli esami di laboratorio si dividono in esami di primo e secondo livello; i primi permettono di escludere nel 90% dei casi le altre malattie metaboliche dello scheletro o le forme di osteoporosi secondaria e sono VES, emocromo, calcemia, fosforemia, fosfatasi alcalina totale, creatininemia, calciuria delle 24 ore e proteine totali + elettroforesi proteica.

Gli esami strumentali invece sono portati avanti attraverso la valutazione della BMD attraverso la densitometria ossea computerizzata a raggi x, l’ultrasonografia ossea, radiologia convenzionale, RM spinale e TC spinale.

Prevenzione e trattamento dell’osteoporosi: quali sono gli interventi non farmacologici

Quando si parla di prevenzione e ci si riferisce all’osteoporosi, in generale, si cerca di correggere i fattori di rischio come fumo, abuso di alcol o rischi di cadute prima di passare a interventi veri e propri.

Ridotti per come possibile i fattori di rischio si applicano tutta una serie di correzioni dal punto di vista nutrizionale, integrando nella dieta una corretta quantità di calcio, di vitamina D o di proteine; anche l’attività fisica è molto importante poiché brevi periodi di immobilizzazione hanno il potere di influenzare negativamente la massa ossea.

Quali sono gli interventi farmacologici per trattare e prevenire l’osteoporosi?

In Italia sono disponibili, in generale, tre tipologie di trattamenti farmacologici: farmaci anticatabolici (o anti-riassorbitivi) e farmaci anabolici farmaci a doppia azione.

Nei farmaci anticatabolici troviamo la famiglia dei bisfosfonati, il denosumab, la terapia ormonale sostitutiva e i modulatori selettivi del recettore per gli estrogeni mentre nei farmaci anabolici troviamo la somministrazione di Teriparatide (uno dei frammenti dell’ormone paratiroide).

Ogni farmaco fa storia a sé ma, in linea molto generale quello che le terapie farmacologiche fanno è stimolare la neoformazione ossea e il riassorbimento, cercando nel contempo di ostacolare l’azione degli osteoclasti.

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