protocollo riabilitativo fratture vertebrali

Protocollo riabilitativo fratture vertebrali: tempistiche, recidive, fisioterapia

Meno frequenti rispetto alle fratture delle ossa lunghe ma pur sempre possibili, le fratture vertebrali sono condizioni mediche per cui viene diagnosticata l’interruzione della continuità di una vertebra, ovvero di una delle ossa che formano la colonna vertebrale.

Una frattura vertebrale può essere causata dall’osteoporosi o da un trauma (se non proprio da una combinazione delle due) e quando non ci sono traumi può essere indice di sospette neoplasie. In base al punto della colonna vertebrale in cui avviene, può essere classificata in frattura vertebrale cervicalefrattura vertebrale toracica o frattura vertebrale lombare. Inoltre, è possibile suddividere tali fratture a seconda che interessino il processo spinoso, il corpo vertebrale o l’arco vertebrale. Una frattura che interessa più parti della colonna è detta frattura totale.

Per poter parlare con cognizione di causa di un protocollo riabilitativo è bene però conoscere in maniera grossolana quali sono i dettagli che cambiano il tipo di frattura vertebrale.

Quanti tipi di fratture vertebrali esistono?

Le fratture posso essere classificate anche in modi differenti rispetto al punto della colonna vertebrale in cui si trovano; molti di questi modi sono utili anche al paziente per capire cosa aspettarsi dai protocolli riabilitativi.

A seconda della presenza o meno di danni alle strutture nervose si può effettuare una importante suddivisione:

  • Fratture mieliche: interruzioni di continuità della vertebra che presentano una lesione alle strutture nervose; in base al tipo di lesione si possono avere due diversi metodi di approccio.
    • Mielica completa: questa lesione è caratterizzata dall’assenza totale di movimento o sensibilità al di sotto del livello di frattura, tendono a essere irreversibili.
    • Mielica incompleta: questa lesione è caratterizzata dalla presenza di alcuni movimenti o da aree di sensibilità conservate, le prognosi possono essere molto favorevoli per quanto riguarda un possibile recupero del movimento.
  • Fratture amieliche: interruzioni di continuità della vertebra che non interessano le strutture nervose, viene quindi mantenuta l’integrità dei movimenti e la sensibilità.

C’è poi un’altra grossolana classificazione che si può fare tra fra frattura stabile frattura instabile che aiuterà poi il professionista a definire il corretto protocollo riabilitativo fratture vertebrali:

  • La frattura stabile è quella in cui i frammenti di osso, dopo essere stati ricollocati nella loro posizione naturale e immobilizzati, tendono a non spostarsi.
  • La frattura instabile è quella in cui i monconi (ovvero le due o più parti in cui è diviso l’osso in seguito alla frattura) hanno assunto delle posizioni errate.

Quanto tempo ci vuole per guarire da una frattura vertebrale?

Dare una risposta univoca a questa domanda è sostanzialmente impossibile poiché il tempo di guarigione dipende da una moltitudine di fattori e non soltanto dal tipo di frattura.

Fattori come l’età della persona, il sesso, la presenza di altre complicazioni e la volontà del paziente di mettersi a riposo completo nell’attesa che il corpo faccia il suo lavoro sono indispensabili.

In linea di massima è possibile fare la seguente distinzione:

  • Fratture del corpo vertebrale: 30 giorni di immobilizzazione con corpetto gessato in cui si resta a letto, 2/3 mesi senza deambulazione con busto rigido e poi fisioterapia in base alle necessità;
  • Fratture totali: immobilizzazione con busto gessato per 3 mesi e inizio del successivo ciclo fisioterapico; non è da escludere la necessità di stabilizzazione attraverso un intervento chirurgico.

Riabilitazione per frattura vertebrale: cosa devi sapere

Il tipo di trattamento riabilitativo viene deciso sulla base del tipo di frattura che interessa il paziente.

In caso di fratture valutate come lievi o stabili si applica l’approccio conservativo mentre nei casi gravi e instabili si ricorre al trattamento chirurgico;in quest’ultimo caso si accorciano i tempi di recupero allungando però quelli riabilitativi.

L’approccio conservativo prevede l’immobilizzazione della vertebra per permettere la calcificazione della stessa; in caso di osteoporosi è possibile favorire il processo di guarigione attraverso integrazione di vitamina D e un’attenzione particolare all’alimentazione.

La riparazione della frattura poi non può prescindere da una riabilitazione fisioterapica, fondamentale per ridare alla schiena mobilità e forza muscolare profonda del rachide cervicale; da non sottovalutare poi l’utilizzo di alcune terapie fisiche come l’utilizzo dei campi magnetici o l’impiego di un’ortesi (solitamente busto o corsetto rigido), il tutto sempre sotto prescrizione di un medico.

Autore

Articoli simili